Piccolo Osservatorio Universale Garzia
Cinema - Teatro
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ProgrammazioneStampa la
programmazione in PDF- 04/09/2010Il segreto dei suoi
occhiFilm-DrammaticoRegia Juan José
CampanellaSguardi rivelatori per
raccontare i drammi
della Storia
Dal 04/09/2010 al 09/09/2010
escluso i giorni: 06/09/2010
alle ore: 18:30 21:00
Rassegna Prima Visione - 11/09/2010The Box - C"è un
regalo per te...Film-DrammaticoRegia Richard KellyContinue stranezze e
inquietanti bizzarrie
ravvivano un racconto
fin troppo lineare
Dal 11/09/2010 al 16/09/2010
escluso i giorni: 13/09/2010
alle ore: 18:30 21:00
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nostro schermo
contatta il 347
0103470 - A Terlizzi la prima
sala Digima in PugliaIl Piccolo
Osservatorio
Universale Garzia ha
siglato
l’accordo di
adesione al network
Digima. A breve
quindi, nella
struttura situata nel
Comune di Terlizzi
(Ba), saranno avviate
le proiezioni di film
ed eventi culturali e
sportivi in formato
digitale. - D"AUTOREAl PICCOLO
OSSERVATORIO
UNIVERSALE
GARZIA di
TERLIZZI il
cinema è
Io, loro e Lara
(Io, loro e Lara)
di Carlo Verdone
con Carlo Verdone, Laura Chiatti, Angela Finocchiaro
Anna Bonaiuto, Marco Giallini
Sergio Fiorentini
Commedia - ITA - 2010 - (115 MIN.) -
Film
Sotto gli abiti scuri di don Carlo, Verdone parla di tutto tranne che di religione assolvendo "una certa parte della chiesa
dal 22/01/2010 al 28/01/2010
(escluso 25/01/2010)
(escluso 25/01/2010)
Orario: 18:30, 20:45
Non so se l’ultima fatica di Carlo Verdone possa realmente rappresentare una svolta nella carriera artistica del regista ed attore romano, certamente però è un tentativo, come da lui stesso affermato in conferenza stampa, di smarcarsi da un certo tipo di personaggio, il borghese volgare e cialtrone, del quale si dichiara stufo perché "non voglio morire di solo cinema" ma, evidentemente, gettarsi nel periglioso mare dei contenuti e dei messaggi.
"Io, Loro e Lara" rappresenta, quindi, un tentativo, di un cinema leggermente più impegnato e con uno sguardo, sempre divertito e divertente però, verso il sociale. Ci si trasferisce, dunque, in una sfera più intima nel raccontare la storia di un prete di ritorno da una missione in Africa, con una crisi di fede, che cerca rifugio nella propria famiglia dalla quale vorrebbe ricevere un sostegno per i dubbi che lo attanagliano ma nella quale nessuno sembra capace, o disponibile, ad ascoltarlo. Il padre si è risposato con una donna moldava, i fratelli sono preoccupati del patrimonio del depauperamento del quale accusano la nuova fiamma del padre, e la figlia della "matrigna", Lara, ha un grosso problema da risolvere.
Tutti chiedono qualcosa al povero Don Carlo, tutti senza dare nulla in cambio. In più, aggiungiamoci una psicologa sull’orlo di una crisi di nervi che scambia il prete per il proprio marito defunto, ed il quadro, tragicomico, è bello che completato.
In un film che brilla per la coralità dei personaggi, tutti dotati di sufficiente spessore e tratteggio psicologico, volente o nolente, è però la personalità di Verdone attore che spicca tra gli altri.
Nonostante le "buone" intenzioni del regista ed autore di cercare di fare un film "diverso", i momenti migliori, i più brillanti, sono proprio quelli in cui la sua verve comica fuoriesce irresistibile ed inarrestabile. Da applausi la (auto) citazione del protagonista di "Borotalco" o la sequenza in cui, per apparire un sacerdote più "credibile", per qualche momento si riveste della maschera del prete untuoso e all’antica delle sue gag alle quali siamo tanto affezionati. Solo nella seconda parte del film quando, dopo un inizio macchinoso e balbettante (forse si è preteso troppo da alcuni attori ancora acerbi per certi ruoli, il discorso funebre della Chiatti sembra la corsa di un acrobata su una fune, ci ha tenuti tutti con il fiato sospeso), l’opera trova un suo equilibrio ed anche una sua nobiltà. Perché quello che si percepisce dal lavoro di Verdone e dei suoi compagni di viaggio, al di là del minore o maggiore valore artistico, è la sincerità dei concetti espressi: tolleranza, accettazione, negazione del pregiudizio, ma anche il tentativo di mettere in luce le contraddizioni della società occidentale, tanto opulenta quanto incapace di vivere serenamente. Idee espresse con la semplicità e la autenticità propria del Carlo Verdone, bravo ragazzo "malincomico", come il Leo di "Un Sacco Bello", impossibile da non amare.
La frase: "Sapete che ve dico? Che me manca tanto l’Africa!".
Daniele Sesti
Recensione da:
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Sito FilmUp
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